chi sono…

Il mondo è piccolo. Non è necessario viverci a lungo per impararlo. Esiste una teoria secondo la quale in tutto il mondo ci sono soltanto cinquecento persone vere (il cast, diciamo. Gli altri, secondo la stessa teoria, sono comparse) e ciò che più conta è che si conoscono tutti. E’ vero almeno in parte. Nella realtà, il mondo è costituito di migliaia di gruppi di circa cinquecento persone che passano la vita a incontrarsi, a cercare di evitarsi e a trovarsi nello stesso improbabile negozio di tè di Vancouver. C’è qualcosa di ineludibile in questo processo. Non si tratta di coincidenze. E’ il mondo che funziona così, senza alcun riguardo per gli individui e le buone maniere.
Neil Gaiman – I ragazzi di Anansi.

Definirisi, darsi dei nomi, delle abitudini, scegliere un’occupazione, un sogno. Scegliere il modello che ci rappresenta di più, sfogliare un campionario. Cercare il template giusto da mettere come sfondo delle proprie vite, qualcosa che dica agli altri quello che siamo meglio di quanto facessimo da noi prima, infilarci dentro le nostre parole, raccontarsi.

A quale scopo? E soprattutto: quali, fra le tante che ci circondano, sono davvero le nostre parole?

La radiocronaca in diretta delle proprie emozioni, la registrazione delle pulsazioni del nostro ego. Il dilagante bisogno di raccontarsi, di comunicarsi oltre che di essere comunicati. Cercare di trattenere i nostri ricordi in qualche modo, o, al contrario, il tentativo di liberarsene, di sfogarsi. Le infinite descrizioni del nostro paesaggio interiore in continua evoluzione.

Ma da dove nasce questa necessità narrativa? Che scopo ha? E, a chi è utile davvero?

Siamo circondati da storie, immagini che ci raccontano storie, storie in musica, immagini in movimento, storie illustrate. Strutture che tendono a ripetersi, ad assomigliarsi, ad incontrarsi, a distanziarsi. Mai come adesso siamo stati proiettati dentro così tante storie, tanti eventi, tante informazioni, che ci sentiremmo spersi se non ne avessimo una a cui aggrapparci, se non potessimo dire “ecco questa è la mia storia, questa è la mia versione dei fatti e questo sono io”. Ci sentiremmo così poca cosa se, nel merzbau di tutte le possibili storie venisse a mancare proprio la nostra.

Per quel che riguarda la mia storia, è ancora una bozza in fase di correzione. Mi chiamo Lorenzo, mi diletto di scrittura e teatro, di fotografia e montaggio video. Scrivo per rimontare, ricomporre i pezzi, da sempre. Scrivo per colmare dei vuoti, e per alleggerire dei pieni, per pettinarmi il karma. Scrivo perché è una delle poche cose che so fare, o forse no. Scrivo per arrivare in fondo alla pagina. E poi a quella dopo, e poi dopo ancora. Tutto qui. Non ho una versione dei fatti, ma soltanto una serie di interrogativi. Non scrivo per dare delle risposte, ma per suscitare delle domande.

Chi siamo davvero? Dove ci sta portando tutto questo? Da dove veniamo? Ma anche, e soprattutto: dov’è il bagno? Che c’è per cena? Hai da accendere?


Lascia un commento